Approfondimenti
Quando il risarcimento assicurativo è sottostimato
Perché oggi ottenere un ristoro davvero adeguato è più difficile che in passato.
Capita spesso che chi subisce un danno — un incidente, un infortunio, la lesione di un bene — si veda offrire dalla compagnia assicurativa un importo sensibilmente inferiore a quanto effettivamente spetterebbe. Non è una sensazione: è il risultato di trasformazioni profonde — economiche, sociali, normative — che negli ultimi vent’anni hanno modificato l’equilibrio fra danneggiati e compagnie. Le cause si collocano su due piani: stragiudiziale (ciò che accade prima del processo) e giudiziale.
Il piano stragiudiziale
1. Il risarcimento diretto ha appiattito le liquidazioni. Nato per snellire i tempi, ha standardizzato le valutazioni: le compagnie operano su griglie comuni e logiche di costo condivise, riducendo il margine di trattativa e allineando le offerte su un livello medio-basso.
2. Il timore dei costi legali. Molti rinunciano a far valere i propri diritti per paura di spese sproporzionate rispetto all’importo in contestazione. Le compagnie calibrano l’offerta esattamente su questa asimmetria.
3. Un sistema difensivo industrializzato. Le compagnie operano oggi con medici fiduciari, periti, legali interni e protocolli standardizzati: il dialogo iniziale non è più una trattativa fra pari.
4. Dalla funzione sociale alla logica finanziaria. L’assicurazione ha progressivamente perduto la dimensione mutualistica e sociale che la caratterizzava in origine, sostituita da una cultura aziendale orientata al profitto azionario e alla riduzione dei costi. I centri di liquidazione — un tempo presidiati da personale di solida preparazione giuridica — sono stati depotenziati e trattati come meri centri di costo. Ne deriva una strategia di resistenza sistematica, una sorta di “muro di gomma“: negare o contestare fin dove possibile, anche di fronte a responsabilità palesi e a danni gravi che un tempo avrebbero ricevuto un’offerta ragionevole, almeno per contenere le spese del contenzioso. Sui grandi numeri, la percentuale di danneggiati che abbandona o rinuncia rende la strategia, statisticamente, conveniente.
5. L’asimmetria informativa. Il danneggiato medio non conosce le tabelle di riferimento, le voci di danno spettanti, né i precedenti analoghi. La compagnia ha il quadro completo — e calibra l’offerta nello spazio di questa ignoranza.
6. Algoritmi e valutazione automatizzata. Una parte crescente delle proposte è prodotta da software che lavorano su parametri medi: la specificità del singolo caso rischia di dissolversi nelle medie.
7. Il fattore tempo come leva. Chi ha subito un danno serio ha bisogni immediati. La compagnia lo sa e usa la propria capacità di attendere come strumento di pressione: chi aspetta ottiene di più, chi ha fretta accetta meno.
8. Un clima culturale sospettoso. Anni di campagne sulle frodi assicurative hanno spostato il sospetto sul danneggiato, che oggi si siede al tavolo dovendo dimostrare di non essere un truffatore, prima ancora che un soggetto leso.
Il piano giudiziale
1. Normative orientate al contenimento. Il legislatore è intervenuto più volte con regole che restringono lo spazio del danneggiato: tabelle di legge per le lesioni di lieve entità, requisiti probatori più stringenti, vincoli al danno biologico. L’obiettivo di stabilizzare i conti del comparto è stato perseguito spostando parte del peso su chi il danno lo subisce.
2. Un nuovo orientamento della magistratura. Per anni i giudici sono stati percepiti come generosi. Oggi l’atteggiamento è cambiato: più rigore sulla prova, maggiore severità nella personalizzazione, prudenza sui riconoscimenti automatici.
3. Regole processuali più rigide. Le riforme del processo civile hanno accentuato preclusioni e oneri istruttori. Una prova non articolata al momento giusto può pesare in modo decisivo sull’esito.
4. La durata dei processi. Una causa di risarcimento può durare anni: l’attesa diventa essa stessa una variabile economica. Molti accettano transazioni al ribasso pur di chiudere — e la lentezza, di fatto, lavora per chi ha le spalle larghe per attendere.
5. Una personalizzazione sempre più difficile. Le tabelle elaborate dai principali tribunali sono diventate un riferimento quasi rigido. La giurisprudenza recente è restia a scostamenti significativi, anche dove il caso concreto avrebbe ragioni per una valutazione più elevata.
6. La prudenza dei CTU. Le consulenze tecniche d’ufficio tendono a collocarsi su posizioni medie, raramente generose. È un effetto sistemico: nei panel professionali ricorrono spesso gli stessi nomi che, in altri contesti, lavorano per le compagnie.
Cosa fare, allora
Tutto questo non significa rassegnarsi, ma riconoscere che valutare oggi una proposta assicurativa richiede più cautela e più competenza che in passato. Un confronto preventivo con un legale, prima di firmare la quietanza, è spesso decisivo per capire se l’offerta è realmente congrua o se vi è spazio — alla luce della giurisprudenza recente, della documentazione disponibile, della corretta personalizzazione del danno — per ottenere di più.
Per oltre vent’anni ho lavorato anche dall’altra parte, come fiduciario di compagnie assicurative. Conosco dall’interno i criteri con cui si valuta un fascicolo, le logiche che guidano un’offerta, i margini reali di trattativa, i punti su cui ci si aspetta che il danneggiato ceda. È un patrimonio di esperienza che oggi metto al servizio della parte opposta — quella di chi il danno lo ha subito.
Un esempio concreto e recente: in un giudizio davanti alla Corte d’Appello di Trento — una causa di danno parentale conseguente a un sinistro mortale — ho ottenuto per i miei assistiti un risarcimento di importo quasi triplicato rispetto all’offerta inizialmente formulata dalla compagnia. Casi come questo confermano che, quando l’impostazione è corretta fin dall’inizio e si è disposti a portare avanti il contenzioso, lo spazio per un ristoro davvero adeguato esiste ancora.
Il vero nodo, oggi, non è soltanto quanto chiedere, ma come chiederlo: con quali argomenti, con quale tempistica, con quale strategia — e con quale conoscenza dell’avversario.
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